#137, 8 dicembre.

Stamattina mi sono alzata presto per cucinare a mia sorella, era tantissimo tempo che non lo facevo. Impasti la pizza, un’ora la lasci riposare, poi la stendi, la lasci un’altra ora a riposare. Nel frattempo ho pulito e riordinato e lei ripeteva il suo esame di anatomia patologica, in vista dell’esame di mercoledì prossimo. Un normale giorno in cui non sono andata al lavoro. Normale appunto. Quanto è figa la normalità certi giorni.

Ho scostato la tenda e c’è il sole. No nebbia no grigio di ieri. Ieri è stata la giornata più grigia dell’anno. Sono andata in ufficio e per la strada non c’era nessuno. Ho ascoltato tutto il giorno i Joy division ed erano l’unica colonna sonora possibile. Ma oggi va un po’ meglio.

La mia vicina di banco mi inseguiva nel corridoio con i tilaka rossi delle donne indiane in versione adesivo, li aveva presi alla bolgia dell’artigianato. il giorno prima. Diceva che al liceo girava sempre con quello sulla fronte. Non ha saputo spiegarmi perché ma ha detto che dovevo provare ad appiccicarmelo e il karma mi avrebbe aiutato. Le ho detto di no talmente tante volte di fila che alla fine ha rinunciato, ma me ne ha lasciato una confezione nuova accanto alla tastiera. Nel caso ci ripensassi, ha detto.

Mi  ha chiamata mia madre, prima. Mi stava raccontando delle telefonate alle sue amiche che si lascia per la domenica. Ha detto che ha chiamato la mia madrina (l’unica vera hippie mai conosciuta) e ha detto che erano due settimane che pisciava sangue. Così ha prenotato una tac, ma nel frattempo era più preoccupata che Tobia (uno dei suoi quattro  cani randagi) zoppicava. Se la smettesse di inseguire quei gatti ha detto. Poi  le ha detto di salutarmi, e che come ogni anno per Natale mi avrebbe regalato un sacco di sacchettini di lavanda secca per profumare i cassetti. Le manderò un sms penso.

Oggi pomeriggio guardo il secondo capitolo di Larsson e poi vado in giro con lei. Sto disimparando a mettere i tacchi, tutto ritorna e io sono di nuovo al punto in cui non capisco quale stile mi stia meglio. Se il tempo rimane così ci metterò impegno nel vestirmi, ma lo farò solo per lei.

Voglio andare a sentire i Club Dogo.

Temo che il mio ex mi abbia bloccata su Fb, senza che io in realtà l’abbia mai contattato. Se lo cerco da connessa non mi compare. Se lo cerco da sconnessa sì. Mi ha bloccata giusto? Chiedo a voi perché io non lo so. Ma non ne frega un granché, era più che altro per sapere. “Soffro molto a sapere che non sei morto”. E’ incredibile quanta marea di informazioni mi lascino indifferente. Faccio ah e basta. Questa è una di quelle.

#136, non è mai troppo tardi per capire qual è il proprio genere musicale.

Piove sempre e solo nella striscia di fango che va da Linate al Magnolia e dal Magnolia a Linate, piove sempre e solo quando ci sono i concerti che si aspettano un po’ di più (anche se la sera di un concerto stesso aspettiamo già quello successivo), piove ma le all star resistono, non ci abbandonano, non mi abbandonano, non mi abbandonare qui che non c’è neanche un lampione acceso.

I miei timpani sono resistenti. Ma io voglio più rumore, più rumore, più rumore. Con gli A place on bury strangers mi ci sono seppellita un po’ anche io, che stavo nell’angolo e non sentivo nessun altro intorno a me (e ti ero a meno di un metro di distanza, cazzo, non potevi parlarmi eh, no, maffigurati, era il momento perfetto per parlarmi, non avrei capito un cazzo perché il rumore avrebbe coperto tutto, e magari sarei andata a dormire contenta pensando che mi avessi detto chissà che) o forse non c’era davvero nessuno che suonasse, c’era solo tantissima nebbia artificiale dolciastra che impediva addirittura di vedere chi c’era sul palco, era solo un disco, forse. Non so che faccia abbiano gli A place, so che siamo dovute scappare prima che finissero e non mi sono neppure voltata indietro.

Le parole che dici sono sempre circa a 126 bpm, le mie stanno sugli 80, e ogni tanto andiamo fuori tempo insieme. Poi aspettiamo la fine della battuta e riprendiamo alla velocità corretta e corrente.

#135, data ignota luogo sconosciuto.

Io non riesco mai a chiudere con le persone, non lo so, non ci riesco mai, non ho la funzione abilitata. Per me rimangono sempre tutte cartelle in ordine alfabetico, come nei cassetti delle scrivanie dell’Fbi dei film americani, con le lettere che separano una cartella dall’altra. Alcune lettere si stanno affollando. Non parlo di me, parlo di altre persone storie cose che ho letto e io non so mai commentare con niente di vagamente utile. Mi sento di merda per non riuscire a parlare seriamente e abuso di faccine di gmail e icone di msn e smile negli sms con il t9 che conosce la metà del vocabolario che conta, ma mi aiuta. Forse dovrei mettere il “non so” nelle risposte automatiche, vicino al ti amo che non ho mai usato, vicino all’arrivo in ritardo visto che io sono sempre puntuale. Puntuale dovrebbe essere un complimento. E infatti il Genio lo suggerisce a Aladdin. Dille che è puntuale! Ma Jasmine sembra contrariata. Forse è l’ultimo cartone animato Disney che siamo andati a vedere tutti e quattro prima che cominciassero le rivoluzioni. Ventimiglia- Milano andata e ritorno in un fine settimana, qualsiasi posto sarebbe andato bene tranne che la casa al mare con il terrazzo gigante e il vento che soffia sempre forte sull’angolo. E io che non riesco a dormire perché le tapparelle cigolano troppo, fanno uuh uuh come nei fumetti. Il vento è il mio incubo. E poi mi chiedono perché amo Milano. Perché a Milano vento non ce n’è quasi mai.

Faccio sempre la terza incomoda. Dico ehi ma ci sono anche io. Ma tanto voi vi impiantate a parlare della solita cosa che colpisce il 20 per cento della popolazione italiana in particolare le donne e io per fermare il flusso di discorso serio enciclopedico vi interrompo con un “ah sapete che ieri sera ho visto uno famoso che vomitava in un angolo?”, tanto non è vero, tanto non mi ascoltate.
Mi guardate entrambi dall’alto e tornate a parlare delle vostre cose, non sapendo  quanto questo mi renda triste. Quanto. Cè (come ti chiama la mamma) penso sempre di scriverti, ci provo un sacco di volte all’anno ma poi finisco per piangere, e sì, dimmi ancora cosa piangi così poi davvero annego come Alice, tanto piango dalla prima elementare. Fanculo al prossimo che mi dice che ho un’aria tranquilla, non mi sento tranquilla, mi sento compressa e schiacciata.

Ho perso ogni nozione musicale, non ricordo nemmeno più il titolo della canzone che sto ascoltando. Itunes dice che è dei Depeche, ma non ricordo di averla mai sentita.

Il passato è passato